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Testi critici / Art criticism

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Andrè Verdet

Rodolfo Viola va posto fra i pittori che hanno il senso del grande spazio cosmico e che ci fanno percepire questo senso nell'opera che essi presentano ai nostri occhi, al nostro intelletto, a questa intuizione, del resto più o meno sviluppata secondo ciascuno, ma che tutti portiamo in noi come un angolo di patria universale.

L'intuizione diventa sentimento, certezza e Rodolfo Viola amplia in dinamismo questa certezza; in effetti la sua pittura spaziale è fatta di ritmo e di tensione. A volte questo ritmo e questa tensione sono interiori, fissati alla sommità di una calma apparente, a volte esplodono, si infiammano, raggiungono una forza preciclonica, una drammaticità celeste ( più spesso solare che notturna ) i cui effetti agiscono su di noi come un grandioso spettacolo.

Rodolfo Viola raffigura veramente lo spazio come tale, disponendo la sua architettura astratta, la sua scenografia di linee, forme e colori a grandi tratti, ampi ritmici e nervosi, carichi di energia. Nella pittura di questo artista si sente la decisa volontà di affermare una presenza primordiale, una dimensione universale nella scala dell'infinito che racchiude le origini stesse: lo spazio della creazione, coi suoi astri visibili o invisibili, reali o immaginari, il suo aspetto fisico o mitologico, le sue correnti sature di elettricità ad alto voltaggio o i suoi venti costellati di simbolo.

Ma è proprio quando è più spoglio, più astratto, sgombro di ogni immagine figurativa, di ogni particolarità che il pittore raggiunge il massimo dell'efficacia, che la sua capacità di evocazione si fa più convincente. Il ritmo delle forme, l'espressività dei colori, unendosi a piacere, forma un tutto armonioso e brulicante dove gli elementi di potenziale vitalità si trasformano in pura espressione plastica. Ho parlato dell'ampiezza del tratto la cui traiettoria colpisce sovente la superficie della tela come lo farebbero le linee incisive di un grosso pennello luminoso in movimento.

Bisognerebbe anche parlare dell'ampiezza del colore, del suo pieno splendore celeste, sia solare che aurorale. I rossi, gli arancioni, i gialli, hanno un colore, un'intensità vulcanica; il blu e i verdi, un sapore abissale; in quanto ai bianchi, essi sono colpiti da una luce accecante.

La struttura delle linee, il volume delle forme, la loro disposizione in piani che ci aprono alla sensazione della profondità atmosferica e stratosferica, la vibrazione di queste linee e queste forme in valori colorati, ci trascinano veramente sul ritmo di un poema lirico verso questo al di là spaziale dove i nostri sogni s'ingigantiscono fino all'ossessione, al di là, del resto, ben reale al di sopra di noi, in cui il geniale Turner ha per primo fissato con un tratto fiammeggiante da maestro, lo scintillio cosmico.

Andrè Verdet

Rodolfo Viola is to be classed among those painters who have a sense of the limitless cosmic space, and who make us perceive it in the works they place before our eyes, before our intellect, and before that intuition which is more or less developed in each of us, but which we carry deep within ourselves like a corner of a universal homeland.

The intuition becomes sentiment and certitude. Rodolfo Viola widens and makes this certitude dynamic; infact his special painting is full of rhythm and tension. Sometimes this rhythm and this tension are internal, fixed to the summit of an apparent calm, and at others, they explode, catch on fire and attain a pre-cyclonic force and a heavenly sense of drama which is more often solar than nocturne. Their effects act on us like a grandiose spectacle.

Rodolfo Viola actually presents space as it is, as he lays down his abstract architecture and décor of lines, forms and colours with wide, rhythmic nervous strokes charged with energy.

The painting of this artist conveys his resolute desire to attempt, to assert a primordial presence and a universal dimension on an infinite scale, which engulf the very origin of life. Its Suns, and visible or invisible, its real or imaginary stars, its physical or metaphysical aspect, its currents satured with high voltage electricity or its winds studded with symbols - this is the space he creates.

When the painter's vision is an simple and abstract as possible, swept clean of all figurative images and details, it reaches the maximum degree of effectiveness, and its evocative power is the most convincing. The rhythm of its forms, the espressiveness of its colours, joining according to individual desires form a copious and harmonious whole where the elements of the vital potential metamorphize into a pure plastic expression.

I spoke of the width of the stroke, the trajectory of which often sweeps the surface of the canvass like the invisible cutting lines of a luminous brush in movement. I should also mention the fullness of the colour, its celestial brightness, whether it be sun or sky shades. The reds, the oranges and the yellows have a warmth and volcanic intensity; whereas the blues and the greens, a fathomless flawor. The whites are shot with a blinding brightness.

The line structure, the volume of the forms and their arrangement give the sensation of an atmospherical depth.

Andrè Verdet

 
 

 
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Pierre Restany

Ecco Viola! Non pensiamo che a questo.

Viola! Ecco al di là del quotidiano la vela della violenza! Fremente, ben sicura! Siamo nell'epidermide della sensazione e questa pittura non ha assolutamente altra ambizione che quella di trasmettere questo brivido elementare che ci spinge a sentirci uomini una volta di più, quando siamo saturi di fatica e le parole e le mani compiacenti hanno esaurito l'amicizia del loro sapere.

Laccati, lisciati, fino al limite della loro luminosità i quadri di Viola hanno gusto dell' "Apres-l'amour " che ci fa riflettere sull'insieme del nostro essere. Ricordate il monologo finale dell'Ulisse di Joice! "C'è qualcosa di sublime in questi segni, simboli di un niente che rappresenta l'universale". Non è forse tutto questo il ricordo di un rapporto sessuale, di un abbraccio che si conclude nella bellezza di una liberazione o di una soddisfazione precoce? Io amo la primordiale rapidità del gesto che ricorda la sicurezza riflessa dei gesti dell'intimo.

Si! Viola è pulito, luminoso trasparente, pieno di finezze gestuali, acrobatiche. Il suo "atèlier", magnifico, sensuale, emozionante, evoca orizzonti senza confini, il deserto del Gobi, l'Arizona, il Colorado, l'Australia centrale.

Esiste l'acqua? Oppure no? Credo che il problema sia superato. L'acqua che noi usiamo ha un sapore quotidiano. Che scelta fare, che posizione prendere? Viola chiude gli occhi, e con la sua mano delicata procede.

Pierre Restany

Here is Viola! We can think of nothing else but that.

Viola! Here beyond the bed, the washbasin, the veil of violence! Trembling of course! We feel the sensations under our skin and the sole ambition of this painting is to communicate to us the elemental thrill wich fills us with the desire to feel like men once more, when we are worn out and our willing tongues and hands have exhausted friendship with their wisdow.

Smooth and lacquered in their brilliance Viola's paintings conjure up the state oh having just made love and makes us aware of the very feel of our being. Remember the final monologue in Joyce's Ulysses! " There is something sublime in these outlines which express a nothingness portraying the univesal."And if all this were only the memory of a sexual encounter, of intercourse ending in a fart of premature ejaculation?I love the  rapidity of the gesture which evokes the reflex sureness of the gesture of personal hygiene.

Yes! Viola is clean. Bright, transparent, full of acrobatic gestural subtleties.His sumptious, sensual and exciting studio evokes endless horizons, the Gobi desert, Arizona, Colorado, Central Australia.

Does water exist? Or not? The problem no longer exists. The water we drink has the flavour of sex and brushing our teeth ( everyday action ). What choice should we make, what option should we choose? Viola closes his eyes and moves his loving hands…

Pierre Restany

 

 
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Silvio Ceccato

Non ricordo come avvenne la presentazione, se non per qualche confusa parola. Rodolfo Viola, pittore, promotore e rappresentante di un movimento: l'Universalismo. Provengo da studi sulla storia del pensiero e diffido da ogni "…ismo", tanto più se di conferma dell'Universo. Fa paura il mago agli astronomi, ai fisici, agli astrofisici.

Artista, guardati dai filosofi e dai filosofanti. Se scrivi musica, e dipingi, e scolpisci, ecc.., guardati dalle parole. Guardati dalle parole anche se fai il letterato, perché la tua produzione fuori campo è per lo più modesta e barcollante.

Piuttosto fingi di condividere una ideologia che potresti trarne pratico vantaggio. Ma no; Rodolfo Viola non aveva l'aspetto sofisticato, tutt'altro! Piuttosto della persona che si gode la vita e quindi che si gode anche l'arte, il passo più importante perché anche gli altri ne godano.

E allora, quali origini aveva il suo Universalismo? Ma si era detto che a Montecatini gli avevano apprestato persino un Museo: presunzione o modestia! Comunque ne fui incuriosito. Un primo successo Viola lo aveva ottenuto. E volli conoscere i quadri. Come tutti i professionisti d'inquadramento umano (io, quale cibernetico della mente, quale logonico, studio gli uomini per ripeterne l’operato mediante meccanismi) applico le mie armi, qui quelle specifiche per chi opera nell'arte. E avevo una guida, appunto il suo "Universalismo".

S'incrociano i fuochi:

a) Quanto di pensiero guida l'artista?

b) Quanto affida alla materia di cui si serve?

c) Quanto chiede a una propria originalità;

che tradotti in termini scientifici significa quando interviene con una sua originale pulsazione ritmica, costituiva dall'atteggiamento estetico, dell'arte, sia in chi produce sia in chi fruisce?

Dunque per la prima domanda, che cosa aveva in mente Rodolfo Viola con il suo Universalismo e come compariva nelle sue opere? Ripeto, sono premesse che mi fanno paura. Ricordo un giorno in cui un pittore aveva viaggiato un giorno e una notte per portarmi in omaggio, ed in cambio di un giudizio, i suoi dipinti destinati a rappresentare, rappresentazione quasi autentica, le categorie di Immanuel Kant. Certo, aveva dovuto aggiungervi i colori; ed io non sapevo come scolorirle. No, qui il passaggio era lecito. Che cosa abbiamo di universale nel mondo?

Guicciardini risponderebbe: l'uomo, quello che nel male si affligge e nel bene si stucca. Viola si faceva presocratico: l'acqua, l'aria, il fuoco, la terra, in un impasto assicurato, dalla forza, quella che da essi sprigiona e quella con cui l'uomo li domina. Come pittore aveva a sua disposizione colori e figure e forme. C'è l'acqua dello stagno, del ruscello, del mare, dell'oceano, c'è l'acqua a specchio e quella che si infrange e infrange le coste, c'è l'acqua cavalcata dalla neve, talvolta in una lotta esaltante.

Nessun dubbio sulla scelta di Viola, è difficile dimenticare di Viola un'imbarcazione nella tempesta.C'è il fuoco che compare in un colore che accende un paesaggio; paesaggio inventato affinché possa essere acceso. Pure queste opere non si dimenticano.Anche perché sprigiona da esse una forza che intorno al quadro crea un vuoto. Ci sono quadri che si espandono intorno, che abbisognano per rilucere, di un contesto. Altri che prorompono da soli, e si devono tenere isolati. Fanno il deserto.Siamo all'ultimo fuoco incrociato. A parte le scelte di pensiero e di gusto: ove si palesa l'originalità ritmica pulsante di Viola?Vi dirò una mia impressione, curiosa. Il pittore sembra operare a due stadi. Una prima imposizione bruta, violenta, lineare; e questa può essere di tipo drammatico, tragico, ma anche poetico o lirico; ed un successivo distacco, quasi avesse timore di un suo eccesivo invischiamento. Forse è il punto più originale di Viola, quello che deve averli suggerito l'Universalismo. E per lo spettatore i casi sono tre. Partecipare al primo stadio; e Viola è un pittore fra gli altri. Partecipare al secondo; e Viola può suonare freddo nel più caldo dei monti. Partecipare al primo e al secondo stadio: e allora sì, siamo immersi in cose più grandi di noi.

Silvio Ceccato

 

I cant't remember much of the introduction, with the expection of a few confused words. Rodolfo Viola, painter, promoter and representative of a movement: Universalism. I am a student of the history of thought and mistrust all "…isms", all the more so when they confirm the Universe. Astronomers, physicists and astrophysicists fear the magician.

Artist, beware of philosophers and philosophists. If you write music, if you paint, if you sculpture, etc., beware of words. Beware of words even if you happen to be a man of letters, because your off-the-road production is modest and tottering to say the least.

It is the best for you to pretend to share an ideology which can be used to your practical advantage. But no: Rofolfo Viola did not look sophisticated, on the contrary! He looked like a person that enjoys life and consequently also enjoy art, the most important step to take it others are to enjoy it.

And so, where did his Universalism originate from? I was told that Montecatini had set aside a museum for him: Presumption or modesty? In any event, my curiosity was raised. Viola had reaped a first success. And I wanted to get to know his paintings. Like all professionals of the human framework (I, as a cybernetic of the mind, as a logonic, study men so as to reproduce their works through mechanisms) I apply my arms, in this case the specific armsof those who work among art. And I had a guide, his "universalism" in fact.

There is a cross-fire:

a) How far is the artist guided by thought?

b) How far does he rely on the material he uses?

c) How original does he want to be?

All this in scientific terms means how far does he intervene with his own original rhythmic pulsation, which is a component of aesthetic attitude, of art, for the artist as well as for the beneficiary?

So, to answer the first question, what did Rodolfo Viola have in mind with his Universalism and how did he appear in his works? Let me repeat: I'm afraid of these premises. I can remember a day when a painter had travelled for a day and a night to make me a gift of his paintings, in exchange for my opinion, which were intended to represent, almost authentically represent, the categories of Immanuel Kant. Obviously, he had had to add colours; and I didn't know how to remove them. No, in this case the passage was lawful. What is universal in the world?

Guicciardini would say: man who grieves over evil and grows tired of good. Viola rendered himself pre-Socratical: water, air, fire, earth, a certain mix; through the strength that bursts out from them and the strength with which man dominates them. As a painter he had colours, figures and shapes at this disposal. The water of ponds, streams, sea, ocean; mirror-like water and water that breaks onto and breaks coastlines; there's the water that is ridden by ships, sometimes in an exalting struggle.

Viola's choice leaves no doubt. It is difficult to forget Viola's ship in the storm. There's fire, which makes its appearance in the colour that lights up a scene; a scene that was invented so that it could be lit up. These works too cannot be forgotten. Also because they release a strength which creates a vacuum round the painting. There are paintings that spread all around, that need a context in order to shine. Others that break out alone, and have to be kept isolated. They create a desert. We have reached the last cross-fire. Apart from the choice of thought and tast: where is Viola's original pulsating rhythm manifest? I will tell you about one of my curious impressions. The painter seems to work in two stages. A first brutal, violent and linear imposition: and this can be dramatic, tragic but also poetic or lyrical; and a subsequent detachment, as though he was afraid of becoming too involved. Perhaps this is Viola's most original feature, the one that must have suggested universalism to him. And the onlooker has three alternatives. Partecipate in the first stage; and Viola is just another painter. Partecipate in the third; and Viola can sound cold in the hottest mountain. Partecipate in the first and second stage: and then we really are immersed in things that are greater than us.

Silvio Ceccato